
Serpica Naro ha partecipato alla prima Aeolian RIde milanese all'interno del Bicycle FilmFestival il mese scorso. Si tratta di una biciclettata realizzata indossando dei particolari costumi che si gonfiano con la forza del vento in corsa.
Già che c'eravamo abbiamo chiesto a Jessica Findley, l'artista urbana che ha inventato gli speciali costumi ultracoreografici, la disponibilità per un'invervista ed ecco il risultato...
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SN - Qualche giorno fa si è tenuta la prima Aeolian RIde a Milano, Sei stata fortunata, perchè il giorno dopo la città era ricoperta di neve ;) Come ha reagito la citta' della moda e del design alle tue giacche gonfiabili che percorrevano le strade? E qualè stata la reazione dei milanesi che le indossavano?
JF - Penso che Milano sia stata entusiasta. Io non capisco l'Italiano ma quelli che lo conoscono mi dicevano che la gente si fermava nelle loro auto dicendo “Cos'è? E' cosi bello!”
Le persone che indossavano i costumi credo si siano divertite, hanno fatto piu' rumore in assoluto di tutti gli altri riders.
SN - Abbiamo letto in un'intervista precedente che l'idea del progetto Aeolian Ride ti ha colto per caso andando in bici mentre indossavi una giacca di nylon aperta, che si è gonfiata da sola per il vento. Come è stato poi il processo della costruzione delle giacche? L'hai portato avanti da sola o hai avuto bisogno che qualcuno ti aiutasse? Sapevi già come tagliare e cucire il nylon?
JF - La giacca originale era solo una normale giacca che non si gonfiava, ma mi ha dato l'idea per creare una che l'avrebbe fatto. Non sapevo come fare i cartamodelli, ma avevo già realizzato costumi gonfiabili con Front ( www.millefiore.info).
SN - Perchè credi che le persone si entusiasmino per questo progetto? Accade perchè' si diventa i supereroi della città? O è più un esorcismo contro la paura di essere investiti da un SUV? ;)
JF - Penso che ci siano tante ragioni all'entusiasmo che le persone dimostrano per questa corsa. Ad alcuni piace essere buffi, ad altri piace l'arte, e ad altri ancora le bici, e qualcuno ama correre in città.
SN - C'è una scena interessante che si sta sviluppando in giro per il mondo, la scena del "craft", dove la gente creativa, stufa di essere sfruttata (economicamente e creativamente) dalle grandi aziende,
decide di agire come piccoli produttori e trova la sua forza nel mettersi in contatto con tutti gli altri che lo fanno. Così adesso vendono le loro cose e condividono le conoscenze tramine le comunità
online. Questo progetto ti ha creato dei rapporti con questa rete dei giovani “craftivist” (artigiani-attivisti) negli Stati Uniti?
JF - Io sono sempre stata coinvolta nel "craft". Credo che sia una cosa molto piacevole da fare. Se però la cosa che crei artigianalmente comincia a vendere allora ti devi confrontare con le importanti questioni che riguardano le modalità etiche di crescita.
SN - I cartamodelli dei tuoi costumi sono scaricabili liberalmente? Perchè si o no?
JF - No, per il momento. Voglio assicurarmi che le persone siano sicure quando vanno in bici indossandoli, e che incoraggino un rapporto di coesistenza tra i ciclisti, le auto e i pedoni. Sento che è importante per me essere partecipe di quel processo in questo momento.
SN - Alcuni artisti/artigiani [crafters] hanno paura che il condividere in internet le proprie idee creative o il know-how per fare le cose, potrebbe portare ad appropriazioni indesiderate. Serpica Naro pensa che le conoscenze non siano dominate dall'economia della scarsità, e quindi più' condividi le tue idee più le tue conoscenze si espandono e crescono. Inoltre molte persone verranno a conoscenza di quello che tu sai fare e proprio nel contesto della condivisione pubblica, appropriarsi del lavoro degli altri diventa più difficile. Quale e' il tuo atteggiamento nei confronti di questo argomento?
JF - Penso che dipenda dal tipo di idea e di produzione (artigianale). Sono d'accordo che la conoscenza di come fare le cose possa essere condivisa in modo positivo. Penso anche che tu debba essere disposto a rinunciare alla proprietà delle tue idee quando rendi disponibili agli schemi per realizzarle.
SN - Puoi dirci come hai cominciato la tua carriera in campo creativo? Nella nostra esperienza le persone che escono dall'università hanno una gran voglia di essere coinvolte nei processi creativi, e per questo accettano di lavorare senza essere pagati per almeno 6-12 mesi, a volte anche di piu'.
Per molti di loro gli anni passano senza che guadagnino abbastanza soldi per pagare l'affitto.
A questa esperienza segue la delusione e con l'azienda cresce il dubbio sulle proprie capacita' professionali. Come hai trovato il tuo equilibrio tra autorealizzazione e autosufficienza economica?
JF - Questo è sempre stato per me una lotta. Mi ritengo fortunata perchè le mie creazioni artistiche suscitano una risposta cosi' personale e fisica da portarmi nelle diverse parti del mondo, ma non cerco di guadagnare soldi quando faccio arte. Mi mantengo con il mio lavoro nel campo del design. La mia esperienza è stata un po' diversa da quella che descrivi. Mi sono laureata dopo la crisi della net economy, quindi trovare lavoro era molto difficile. Ho provato di tutto. Finalmente ho trovato un lavoro, e nonostante non mi soddisfacesse creativamente mi ha permesso di acquisire le competenze che mi permettono oggi di lavorare. Alla fine ho desciso che non ho bisogno di essere completamente soddisfatta creativamente dal mio lavoro, in questo senso, perchè mi da una soddisfazione di tipo diverso, così sono contenta di tenere gli ambiti separati. Così posso focalizzarmi meglio sulla mia arte.
SN - Ciao Jessica e grazie!

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