Cosa rappresenta per noi, per la città e per il suo sistema economico/amministrativo, la settimana della moda ?

Come creare una contestazione di questo evento che sappia toccare contemporaneamente tutte le tematiche secondo noi fondamentali affinché un’azione, più azioni sortiscano l’effetto voluto ?

Quali sono queste tematiche? Secondo noi il senso della settimana della moda è del tutto simile a quello di un centro commerciale : è un avamposto ideologico. E’ la struttura formale, la rete logistica attraverso la quale si propaganda e si favorisce un’organizzazione sociale fondata sul consumo futile e reiterato, su immaginari funzionali a valori come la competizione, l’atomizzazione dell’individuo, il superfluo e su un controllo diffuso legato a meccanismi neo medioevali: le barbarie da una parte e dall’altra il castello, le sue torri d’osservazione, le sue guardie ad ogni porta come unica civiltà possibile.

Il problema è quindi il centro commerciale in sé e non la merce che contiene e, specularmente, la settimana della moda in sé e non i vestiti che presenta. Appropriarci di quelle merci in quei luoghi è un suicidio.
Le tematiche invece per noi fondamentali sono :

- la produzione autonoma di senso e di immaginari dei precari e delle precarie tramite riappropriazione e creazione di saperi

- la cooperazione e condivisione come pratica fondamentale e costitutiva

- l’agitazione capillare e diffusa ottenuta tramite la complicità e le informazioni che i lavoratori precari, disaffezionati all’ipocrita ideologia aziendale di un particolare settore, riescono a far filtrare

- la capacità, utilizzando le complicità già citate di creare eventi pubblici che sappiano fomentare e coagulare tutti i punti precedenti

Creatività e sperimentazione sociale vanno insieme. Serpica Naro come metamarchio delle autoproduzioni è la risposta con la quale dichiariamo chiusa la settimana della moda e aperta la stagione della cospirazione precaria.