A questo punto bisognava decidere la strategia attraverso la quale rendere visibile un marchio fasullo come quello di Serpica che nella marea ( 100 da tutto il mondo ) di altri brand sarebbe passato inosservato. Dovevamo allora utilizzare il meccanismo perverso dei media per attirare l’attenzione su questa stilista e potevamo farlo attraverso una contrapposizione contestativa.
Un ulteriore questione, ma non secondaria, era quella di far sì che il nuovo logo diventasse un metamarchio (alternativa social al Trademark) per dare propulsione alla rete di autoproduzioni (vestiti, accessori, stile) con cui eravamo incontatto e che la sera della presentazione questa sua missione si mostrasse.
In questo caso si è coinvolto chi vicino a noi si occupa di produzioni tessili dal basso che a sua volta ha messo in moto un meccanismo di rete il quale è arrivato fino alla Catalunya e a Londra intrigando e facendo collaborare Yo Mango e gli attivisti della Coscious Fashion Week .
Se San Precario rappresenta la ribellione di noi precari Serpica Naro ne avrebbe rappresentato lo stile.
Contemporaneamente abbiamo registrato www.settimanadellamoda.it sito generico di informazioni modaiole gestito da una redazione stylish ad hoc, riempito da notizie di seconda mano ottenute attraverso i contatti con le lavoratrici delle redazioni già citate ma avente come missione redazionale quella di lanciare i giovani stilisti speranze di un futuro economicamente rigoglioso del sistema moda. Il sito era il nostro avamposto per far parlare in modo trasversale delle imprese della nostra Serpica.
Fra tutti/e le giovani stiliste in particolare questo portale ha seguito la storia e le esternazioni della nostra giovane designer.Il sito ha un’area riservata ai giornalisti che contattandoci, iscrivendosi ed ottenendo una password sperano di ottenere, come da noi promesso, informazioni riservate. Primo giornalista che si registra è di Libero, la seconda è di DonnaModerna e così via. Nel frattempo si trattava di organizzare la presentazione/sfilata e invitare i giornalisti. Affittiamo un tendone, il riscaldamento si è cercato fra amici degliamici degli amici (in ogni caso sempre precari) che potessero aiutarci con zero budget nel fare un allestimento degno di questo nome e di riempire la serata con tecnologie adeguate.